Una nuova testimonianza sul caso di madre e figlia avvelenate con la ricina: parla il padre di Antonella Di Ielsi.
Il caso di madre e figlia avvelenate con la ricina sembra potersi avvicinare alla sua conclusione. Dopo le parole del fratello di Antonella Di Ielsi, ecco che ad intervenire con la sua “testimonianza” è stato il padre della donna che ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera sottolineando alcuni dettagli su Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime.

Madre e figlia avvelenate con la ricina: parla il padre di Antonella
Intervistato dal Corriere della Sera, il signor Salvatore, padre e nonno di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, ovvero madre e figlia avvelenate con la ricina e morte a Pietracatella, ha spiegato quali siano stati gli ultimi suoi momenti con le due vittime. “La sera del 27 dicembre. L’accompagnai di corsa in ospedale perché Gianni le aveva telefonato dicendole che Sara, mia nipote, stava peggiorando”.
L’uomo ha spiegato che parlarono poco in quanto Antonella stava già male. “I medici le dissero che sua figlia, 15 anni, era morta. Lei cadde a terra. Io ero lì accanto… All’indomani se ne andò anche Antonella“, ha raccontato.
Il ruolo di Gianni Di Vita secondo il signor Salvatore
Tra i vari passaggi dell’intervista, anche un focus sul rapporto tra la figlia e Gianni Di Vita: “Non sapevo nulla di quelle difficoltà tra loro, quelle di cui si parla adesso. Ho un grande rimpianto: se mia moglie fosse stata in vita, Antonella avrebbe potuto confidarsi con lei. Sono cose da donne e magari con il padre si vergognava, era già adulta”.
E ancora: “Le incomprensioni tra loro? È una cosa che si trascinava da parecchio tempo, da parecchi anni. Magari Antonella avrebbe dovuto cantargliele prima, a Gianni”.
Proprio su Di Vita: “Che idea mi sono fatto? Io da principio mi facevo un pensiero: non è possibile che abbia fatto tutto da solo, sapendo quello che c’era intorno, però è stato coinvolto… perché io a lui l’ho chiamato il “bravo fesso”, cioè uno che è bravo ma è pure fesso. Poi… sì, siamo uomini”.
Il signor Salvatore ha anche ammesso di aver chiesto a Di Vita se sia stato lui ad avveleneare le due donne: “Sì. Gliel’ho chiesto direttamente. Lui ha negato, ha detto: ‘Io non c’entro’“. Salvatore ha anche aggiunto di credergli e di non voler incolpare nessuno ma allo stesso tempo di non escludere nulla.